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🔍 Come usare questa pagina: Abbiamo raccolto le domande più frequenti sui test genetici e nutrizionali, organizzate per area tematica. Clicca su ogni domanda per leggere la risposta completa. Alla fine di ogni capitolo troverai un pulsante per approfondire o acquistare il test corrispondente.
🧬 Nutrigenetica
8 domandeCos'è la nutrigenetica e come funziona?
La nutrigenetica è una branca della genetica che studia come le varianti genetiche individuali influenzano la risposta del corpo ai nutrienti, all'assorbimento e al metabolismo degli alimenti. La nutrigenetica analizza come il DNA determina la reazione unica di ogni persona a ciò che mangia. Si basa sul principio che, poiché il profilo genetico è diverso in ciascuno di noi, l'effetto di uno stesso alimento sull'organismo può essere diverso.
Grazie a questa disciplina è oggi possibile scoprire intolleranze, malassorbimenti ed eventuale aumento di peso non solo dovuto ad una maggiore introduzione di cibo. In particolare, è lo studio di come la variazione genetica dei geni individuali influenza la risposta di un individuo a particolari nutrienti e tossine assunte con la dieta.
Qual è la differenza tra nutrigenetica e nutrigenomica?
La nutrigenetica studia come il DNA influenza la risposta individuale ai nutrienti (dal gene al cibo), mentre la nutrigenomica studia come i nutrienti influenzano l'espressione dei geni (dal cibo al gene).
Sono due facce della stessa medaglia: la nutrigenetica identifica le varianti genetiche che influenzano il metabolismo e la risposta agli alimenti, mentre la nutrigenomica analizza come i nutrienti e i composti bioattivi modulano l'espressione genica. Insieme costituiscono la genomica nutrizionale.
La nutrigenetica risponde alla domanda: "In base al mio DNA, come reagisco a questo alimento?". La nutrigenomica risponde: "Come influisce questo alimento sulla mia espressione genica?"
Il test di nutrigenetica è valido per tutta la vita?
Sì. Trattandosi di un'analisi del DNA, il risultato è definitivo e valido per tutta la vita, poiché il patrimonio genetico non cambia.
Il test di nutrigenetica analizza il DNA, che rimane invariato per tutta la vita. Una volta ottenuto il risultato, questo è valido permanentemente e non necessita di essere ripetuto. Tuttavia, le raccomandazioni nutrizionali e gli interventi personalizzati possono essere aggiornati in base ai cambiamenti dello stile di vita, dello stato di salute e delle nuove evidenze scientifiche.
Il risultato del test genetico eseguito da un individuo è valido anche per un familiare?
No, il test è strettamente individuale. Non esistono due persone con lo stesso DNA (tranne i gemelli monozigoti), quindi anche i familiari stretti possono avere profili genetici nutrizionali diversi.
Il test è individuale, quindi possono esserci delle differenze tra i componenti della stessa famiglia. È utile quindi che tutti i membri si sottopongano al test, ricordando che si esegue solo una volta nella vita in quanto i geni non cambiano, sono solo influenzabili dalla dieta.
La nutrigenetica può aiutare a perdere peso?
Sì. La nutrigenetica identifica le varianti genetiche che influenzano il metabolismo energetico e la risposta a diversi tipi di diete, consentendo di personalizzare l'approccio alimentare per ottimizzare la perdita di peso.
L'obesità risulta dall'interazione tra fattori ambientali, stile di vita e genetica. La nutrigenetica identifica le varianti genetiche che predispongono all'obesità e guida verso interventi nutrizionali personalizzati. La conoscenza della propria costituzione genetica rappresenta uno strumento innovativo in grado di orientare la scelta dello stile di vita e dell'alimentazione più corretti.
Quali geni vengono analizzati in un test di nutrigenetica?
I test di nutrigenetica analizzano geni coinvolti nel metabolismo dei nutrienti, nelle intolleranze alimentari e nella predisposizione a patologie metaboliche.
Tra i geni più rilevanti troviamo:
- LCT – lattosio e digestione dei latticini
- MTHFR – metabolismo dell'acido folico e omocisteina
- DAO – degradazione dell'istamina alimentare
- FTO – metabolismo energetico e senso di sazietà
- PPARG – metabolismo glucidico e lipidico
- TCF7L2 – omeostasi del glucosio e diabete
Il pannello completo può includere fino a 20 geni coinvolti in metabolismo, infiammazione, detossificazione e assorbimento dei nutrienti.
Dopo il test nutrigenetico è necessario consultare un nutrizionista?
Sì, è fortemente consigliato. Il test fornisce indicazioni preziose, ma l'interpretazione clinica e la personalizzazione della dieta devono essere effettuate da un professionista sanitario esperto in genetica.
Il risultato del test genetico viene fornito al paziente unitamente a dei consigli nutrizionali individuali. Tuttavia, è importante ricordare che il test di nutrigenetica non fornisce una diagnosi di patologia ed eventuali modifiche alla dieta vanno discusse "sempre" con lo specialista di riferimento con l'obiettivo di trasmettere al paziente nozioni sui nutrienti degli alimenti, atte al miglioramento del suo stato di salute nel corso della vita.
La nutrigenetica può rallentare l'invecchiamento?
Sì, la nutrigenetica può contribuire a rallentare l'invecchiamento identificando i nutrienti necessari per mantenere il DNA in salute e neutralizzare i radicali liberi.
Oggi, usando un sistema innovativo, si può determinare quali elementi nutritivi, vitamine, minerali e altri elementi essenziali sono necessari per mantenere il nostro DNA al livello ottimale per rallentare l'invecchiamento e diminuire le probabilità di sviluppare determinate patologie.
I radicali liberi rappresentano lo scarto delle reazioni del metabolismo umano. Sono molecole altamente reattive e il successivo attacco al DNA cellulare non solo danneggia il nostro patrimonio genetico ma gioca un ruolo cruciale nello sviluppo di molte malattie comuni dovute all'invecchiamento.
📌 Scopri il tuo profilo genetico nutrizionale con il test di nutrigenetica
🧬 Scopri di più sulla nutrigenetica →🦠 Microbiota Intestinale
8 domandeCos'è il microbiota intestinale e perché è importante?
Il microbiota intestinale, o flora batterica, è l'insieme dei microrganismi che vivono nel nostro intestino. Svolge funzioni fondamentali per la salute: digestione, sintesi di vitamine, difesa da patogeni e regolazione del sistema immunitario.
Il microbiota intestinale è quello di maggiore interesse clinico, viste le molteplici funzioni svolte e le possibili implicazioni cliniche dovute ad una sua alterazione.
Si occupa della stimolazione e della regolamentazione del nostro sistema immunitario affinché vi sia un corretto sviluppo delle difese a protezione da possibili patogeni. Ha anche funzione di sintesi e in particolare produce, oltre ad alcune vitamine, anche gli acidi grassi a catena corta che sono la principale fonte di nutrimento per le cellule del colon.
Anche la sensazione di fame e sazietà, così come il metabolismo glucidico, sono regolati in parte dal microbiota e, secondo recenti studi, sarebbe persino in grado di influenzare il nostro comportamento grazie all'interazione dell'asse intestino-cervello.
Cos'è la disbiosi intestinale e quali sintomi provoca?
La disbiosi è uno squilibrio della comunità microbica intestinale, con riduzione di specie benefiche e aumento di patobionti. I sintomi includono gonfiore, meteorismo, dolori addominali, stitichezza, diarrea e stanchezza cronica.
Uno stato di protratta Disbiosi è alla base dello sviluppo della cosiddetta Sindrome da Sovracrescita Batterica Intestinale (SIBO) e Sindrome da alterata Permeabilità Intestinale (Leaky Gut Syndrome) condizioni caratterizzate non solo dalla presenza di fastidiosi sintomi come meteorismo, flatulenza, dolore addominale, stipsi e diarrea.
Quando eseguire il test del microbiota? È consigliabile in caso di sintomi intestinali (dolori addominali, stitichezza, meteorismo, diarrea, gonfiore addominale), intolleranze alimentari, durante o in seguito a terapia antibiotica, sindrome del colon irritabile, in menopausa, infezioni vaginali, allergie, acne, malattie autoimmuni, sbalzi d'umore, periodi di stress, sovrappeso e obesità.
Cos'è il test NGS del microbiota intestinale?
Il test NGS (Next Generation Sequencing) analizza il DNA di tutti i microrganismi presenti nel campione fecale, mappando il 100% delle specie batteriche, anche quelle non coltivabili in laboratorio.
Grazie alle moderne tecnologie di sequenziamento è possibile analizzare il genoma dell'intera comunità di microrganismi contenuta in un campione. Il test è eseguito mediante sequenziamento NGS con lo scopo di identificare le specie batteriche, funginee e altri microrganismi, evidenziare eventuali disequilibri (disbiosi) e correggerli.
Analizza tutto il materiale genetico (DNA) del campione, rileva tutte le specie di microrganismi, identifica nuove specie precedentemente sconosciute e definisce modelli alimentari personalizzati per correggere possibili alterazioni del microbiota.
Qual è la differenza tra il test NGS del microbiota e altri test più economici?
Il test NGS analizza il 100% dei microrganismi presenti (inclusi batteri, funghi e archeobatteri) con elevatissima risoluzione, mentre i test economici analizzano solo una piccola frazione di specie.
Analizzare il 100% di chi popola il nostro intestino è utile per avere un quadro più sicuro e preciso dello stato di salute dell'intestino stesso e di conseguenza avere la possibilità di "mirare ad un bersaglio" definito e trattare lo squilibrio in maniera personalizzata.
Rispetto ad altri test più economici e semplici, il test NGS utilizza una tecnologia più avanzata (sequenziamento metagenomico). Viene analizzato tutto il materiale genetico (DNA) del campione, permettendo di evidenziare i microorganismi che lo compongono, con elevatissima risoluzione e copertura. Può rilevare batteri, archeobatteri, funghi e protisti, in modo mirato.
Come si raccoglie il campione per il test del microbiota?
La raccolta è semplice e non invasiva: con il kit domiciliare si preleva un piccolo campione di feci utilizzando l'apposito tampone, seguendo le istruzioni fornite.
Eseguire il test è molto semplice, dopo aver ritirato il kit di raccolta basta raccogliere a casa propria un campione di feci e riconsegnare il campione.
Il test richiede un piccolo campione di feci raccolto strofinando l'apposito tampone di raccolta su un pezzo di carta igienica utilizzato per la pulizia dopo evacuazione. Il campione deve essere raccolto utilizzando lo specifico kit che viene consegnato, assieme alle istruzioni d'uso.
Quali informazioni si ottengono dal referto del test microbiota?
Il referto fornisce una panoramica completa della composizione del microbiota, con l'elenco dei microrganismi presenti, gli equilibri tra specie, i metaboliti prodotti e suggerimenti nutrizionali personalizzati.
Il referto, di semplice consultazione, racchiude non solo i risultati dell'analisi ma anche suggerimenti su eventuali integrazioni con probiotici e integratori alimentari al fine di implementare una dieta adeguata.
Il risultato del test è costituito da un referto molto articolato che riporta la composizione in cui i diversi microorganismi sono presenti nell'intestino, l'elenco dei principali metaboliti che i batteri producono e gli effetti che questi possono avere sulla nostra salute. Per agevolare la comprensione delle informazioni principali, viene resa disponibile una Guida alla comprensione dei risultati, che fornisce dei suggeriment nutrizionali finalizzati a riequilibrare il microbiota sulla base degli eventuali squilibri rilevati.
In quali casi è consigliato eseguire il test del microbiota intestinale?
Il test è consigliato in presenza di disturbi intestinali cronici, intolleranze alimentari, dopo terapie antibiotiche, in caso di colon irritabile, sovrappeso, allergie, acne, stress prolungato e malattie autoimmuni.
Le persone che presentano i seguenti disturbi possono trarre beneficio dal test:
- Sintomi intestinali: disturbi gastro-intestinali come cattiva digestione, irregolarità dell'alvo, colite, diarrea ricorrente, stipsi
- Sintomi urogenitali: infezioni urogenitali ricorrenti come cistiti e uretriti
- Sovrappeso e obesità: per integrare regimi alimentari orientati al controllo del peso
- Necessità nutrizionali specifiche: attività sportiva intensa o agonistica
- Disturbi della pelle: acne, dermatiti
- Disturbi da ansia, stress, insonnia
Il test del microbiota può essere ripetuto?
Sì, il test può essere ripetuto, idealmente dopo 3 mesi, per valutare i cambiamenti del microbiota dovuti a variazioni dietetiche o terapeutiche.
Il test può essere ripetuto, idealmente dopo 3 mesi, in modo da valutare i cambiamenti del microbiota dovuti ad esempio a variazioni dietetiche o terapeutiche.
A differenza del test genetico (che si esegue una sola volta), il microbiota è dinamico e può variare in base all'alimentazione, allo stile di vita, alle terapie e ad altri fattori ambientali.
📌 Analizza il tuo microbiota con il test NGS di precisione
🦠 Scopri il test microbiota →🌾 Celiachia e Glutine
8 domandeCos'è la celiachia e quali sono i sintomi principali?
La celiachia è una malattia autoimmune cronica scatenata dall'ingestione di glutine in soggetti geneticamente predisposti. I sintomi includono diarrea, gonfiore addominale, dolori, stanchezza, anemia e malassorbimento.
La celiachia è una malattia autoimmune in cui il sistema immunitario reagisce in modo anomalo al glutine, una proteina presente in grano, orzo, segale e farro. Questa reazione danneggia i villi intestinali, compromettendo l'assorbimento dei nutrienti. I sintomi possono variare da lievi a gravi e includono diarrea cronica, gonfiore addominale, dolori, perdita di peso involontaria, stanchezza cronica, anemia e deficit vitaminici.
La celiachia è ereditaria? Il test genetico è utile?
La celiachia ha una forte componente genetica. Il test genetico identifica la presenza degli aplotipi HLA DQ2 o DQ8, che sono necessari ma non sufficienti per sviluppare la malattia.
La predisposizione alla celiachia è legata a specifici geni del sistema HLA. Il test genetico può escludere la celiachia con un'alta certezza: se non si è portatori degli aplotipi DQ2 o DQ8, il rischio di sviluppare la malattia è praticamente nullo. Tuttavia, la presenza di questi geni non significa che si svilupperà necessariamente la malattia. Il test genetico è utile soprattutto per lo screening familiare e per escludere la malattia nei casi dubbi.
Quali sono i test disponibili per la diagnosi della celiachia?
I test principali sono gli esami sierologici (anticorpi anti-transglutaminasi, anti-endomisio), il test genetico e la biopsia intestinale, considerata il gold standard diagnostico.
La diagnosi di celiachia segue un percorso graduale:
- Test sierologici: dosaggio degli anticorpi anti-transglutaminasi (tTG-IgA) e anti-endomisio (EMA)
- Test genetico: ricerca degli aplotipi HLA DQ2/DQ8 per escludere la malattia
- Biopsia intestinale: esame istologico dei villi intestinali (gold standard)
Il test genetico è particolarmente utile nei casi di incertezza, nei familiari di primo grado e nei pazienti con sintomi atipici.
Il test del DNA può diagnosticare la celiachia?
Il test del DNA identifica la predisposizione genetica alla celiachia, ma non è sufficiente per diagnosticare la malattia attiva. Serve principalmente per escludere il rischio.
Il test genetico per la celiachia è un test di suscettibilità, non diagnostico. La sua utilità principale è quella di escludere la celiachia con un'alta certezza (valore predittivo negativo quasi del 100%). In presenza degli aplotipi DQ2/DQ8, il test genetico indica che si è a rischio di sviluppare la malattia, ma non conferma la diagnosi, che richiede ulteriori accertamenti come gli esami sierologici e la biopsia.
Qual è la differenza tra celiachia e sensibilità al glutine non celiaca?
La celiachia è una malattia autoimmune con danno intestinale. La sensibilità al glutine non celiaca (NCGS) provoca sintomi simili ma senza danno autoimmune o atrofia dei villi.
La sensibilità al glutine non celiaca (NCGS) è una condizione in cui i pazienti manifestano sintomi gastrointestinali ed extraintestinali dopo l'ingestione di glutine, ma senza i marcatori autoimmuni (anticorpi specifici) e senza danno intestinale caratteristico della celiachia. La diagnosi si basa sull'esclusione della celiachia e sull'evidenza di una relazione causa-effetto tra glutine e sintomi. Il test genetico per la celiachia risulta generalmente negativo nei pazienti con NCGS.
Il test del DNA è utile anche per il riscontro della dermatite erpetiforme?
Sì. La dermatite erpetiforme è una manifestazione cutanea della celiachia. Il test genetico può confermare la predisposizione genetica alla malattia.
La dermatite erpetiforme (malattia di Duhring) è una manifestazione cutanea caratteristica della celiachia. I pazienti con dermatite erpetiforme presentano gli stessi aplotipi HLA DQ2/DQ8 dei pazienti celiaci. Il test genetico può essere utile per confermare la predisposizione genetica in questi pazienti, supportando la diagnosi di celiachia atipica.
Il test genetico per la celiachia deve essere eseguito a digiuno?
No, il test genetico per la celiachia non richiede il digiuno. Può essere eseguito in qualsiasi momento, poiché analizza il DNA che non è influenzato dall'alimentazione.
A differenza degli esami sierologici, che richiedono il digiuno e l'assunzione di glutine per essere affidabili, il test genetico analizza il DNA e non è influenzato dall'alimentazione. Il risultato è valido indipendentemente dalla dieta, anche se il paziente segue già una dieta senza glutine.
Il test genetico per la celiachia è valido per tutta la vita?
Sì. Trattandosi di un'analisi del DNA, il risultato è definitivo e valido per tutta la vita, poiché il patrimonio genetico non cambia.
Il test genetico per la celiachia analizza il DNA, che rimane invariato per tutta la vita. Una volta ottenuto il risultato, questo è valido permanentemente e non necessita di essere ripetuto. Questo rende il test genetico uno strumento utile per lo screening familiare e per escludere la celiachia con certezza.
📌 Scopri la tua predisposizione genetica alla celiachia
🌾 Scopri il test celiachia →🥛 Intolleranza al Lattosio
8 domandeCos'è l'intolleranza al lattosio e quali sono i sintomi principali?
L'intolleranza al lattosio è la difficoltà a digerire il lattosio, lo zucchero presente nel latte e nei latticini, a causa di una ridotta produzione di lattasi. I sintomi includono gonfiore, diarrea, dolori addominali e meteorismo.
L'intolleranza al lattosio è causata da una carenza o assenza dell'enzima lattasi, prodotto dalle cellule dell'intestino tenue. Senza lattasi, il lattosio non viene digerito e fermenta nel colon, causando i tipici sintomi gastrointestinali come gonfiore addominale, diarrea, dolori, flatulenza e meteorismo. L'intensità dei sintomi varia in base alla quantità di lattosio ingerita e al grado di deficit enzimatico.
Qual è la differenza tra intolleranza al lattosio e allergia al latte?
L'intolleranza al lattosio è un problema digestivo (carenza di lattasi), mentre l'allergia al latte è una reazione immunitaria alle proteine del latte (caseina e siero del latte).
L'intolleranza al lattosio e l'allergia al latte sono due condizioni diverse: l'intolleranza è causata da un deficit enzimatico (lattasi) e i sintomi sono prevalentemente gastrointestinali; l'allergia al latte è una reazione del sistema immunitario alle proteine del latte (caseina, beta-lattoglobulina) e può causare sintomi anche extraintestinali come orticaria, difficoltà respiratorie e, nei casi gravi, shock anafilattico. Il test genetico per il lattosio identifica la predisposizione all'intolleranza, non l'allergia.
Il test genetico per il lattosio è valido per tutta la vita?
Sì. Il test genetico analizza il DNA e fornisce un risultato definitivo, valido per tutta la vita. Il test del respiro (breath test) invece misura la situazione attuale e può variare nel tempo.
Il test genetico per il lattosio analizza il gene LCT, che codifica per l'enzima lattasi. Il profilo genetico non cambia durante la vita, quindi il test fornisce una risposta definitiva sulla predisposizione all'intolleranza. Al contrario, il breath test (test del respiro) misura la capacità attuale di digerire il lattosio e può variare in base a fattori come infezioni intestinali o farmaci.
Si può essere intolleranti al lattosio anche se il test genetico è negativo?
No, se il test genetico non rileva le varianti associate all'intolleranza, la causa dei sintomi è da ricercare altrove (ad esempio sensibilità alle proteine del latte, SIBO o altre condizioni).
Il test genetico per il lattosio identifica le varianti del gene LCT che determinano la persistenza o meno dell'attività lattasica in età adulta. Se il test genetico è negativo (assenza di varianti di rischio), non si è geneticamente predisposti all'intolleranza al lattosio. In questo caso, eventuali sintomi dopo l'assunzione di latticini potrebbero essere dovuti ad altre condizioni come la sensibilità alle proteine del latte, la SIBO o altre patologie gastrointestinali che richiedono approfondimenti specifici.
Quali sono i fattori di rischio genetici per l'intolleranza al lattosio?
I fattori di rischio genetici sono le varianti del gene LCT (rs4988235, rs182549) che riducono o annullano la produzione di lattasi in età adulta.
Il gene LCT codifica per l'enzima lattasi. Le varianti genetiche che influenzano l'attività lattasica in età adulta sono principalmente due: il polimorfismo C/T-13910 (rs4988235) e G/A-22018 (rs182549). La presenza di questi alleli di rischio in omozigosi (CC per rs4988235) è associata a una progressiva riduzione dell'attività lattasica, portando all'intolleranza al lattosio.
Il test genetico per il lattosio è utile anche in caso di gonfiore persistente?
Sì. Il gonfiore persistente dopo i pasti è uno dei sintomi tipici dell'intolleranza al lattosio. Il test genetico può confermare o escludere questa causa.
La pancia gonfia dopo i pasti, soprattutto dopo il consumo di latticini, è uno dei sintomi più comuni dell'intolleranza al lattosio. Il test genetico per il lattosio identifica le varianti del gene LCT che determinano la predisposizione a questa intolleranza. Se il test risulta positivo, la modifica della dieta (riduzione o eliminazione del lattosio) può risolvere il gonfiore persistente. Se il test è negativo, il gonfiore va ricondotto ad altre cause (FODMAP, SIBO, intolleranza all'istamina, ecc.).
Il test del DNA per il lattosio sostituisce il breath test?
Il test del DNA e il breath test forniscono informazioni diverse: il DNA identifica la predisposizione genetica (definitiva), il breath test misura la capacità attuale di digerire il lattosio.
I due test sono complementari. Il test genetico identifica la predisposizione permanente all'intolleranza, valida per tutta la vita. Il breath test misura la quantità di idrogeno espirato dopo l'ingestione di lattosio e indica se, in quel momento, il lattosio viene fermentato dai batteri intestinali. Il breath test può essere influenzato da condizioni temporanee (infezioni, alterazioni del microbiota, farmaci) mentre il test genetico fornisce una risposta definitiva.
L'intolleranza al lattosio può svilupparsi in età adulta?
Sì. La forma più comune di intolleranza al lattosio è quella primaria (genetica), che si manifesta in età adulta quando l'attività della lattasi diminuisce fisiologicamente.
La forma più comune di intolleranza al lattosio è quella primaria. Nella maggior parte delle persone, l'attività della lattasi è elevata alla nascita per digerire il latte materno, ma diminuisce progressivamente dopo lo svezzamento, fino a ridursi significativamente in età adulta. L'età di comparsa e l'intensità dei sintomi variano in base al genotipo LCT e a fattori individuali. Il test genetico può confermare la predisposizione a questa riduzione fisiologica dell'attività lattasica.
📌 Scopri la tua predisposizione genetica all'intolleranza al lattosio
🥛 Scopri il test lattosio →🧪 Intolleranza all'Istamina
8 domandeCos'è l'intolleranza all'istamina e quali sono i sintomi principali?
L'intolleranza all'istamina è un deficit dell'enzima DAO (diamino ossidasi) che degrada l'istamina alimentare. I sintomi includono emicrania, orticaria, dermatiti, palpitazioni, tachicardia e disturbi digestivi.
L'istamina è una molecola presente in molti alimenti (formaggi stagionati, vino, pomodori, cioccolato, pesce conservato) e viene normalmente degradata dall'enzima DAO. Quando l'attività della DAO è ridotta per cause genetiche o acquisite, l'istamina si accumula provocando sintomi sistemici. I sintomi più comuni includono emicrania, orticaria, dermatiti, tachicardia, palpitazioni, calo della pressione, disturbi digestivi (dolori addominali, gonfiore, diarrea) e sintomi respiratori.
Quali alimenti contengono istamina o la liberano?
Alimenti ricchi di istamina: formaggi stagionati, vino rosso, birra, salumi, pesce conservato, crauti, pomodori, spinaci, cioccolato e frutta secca. Alimenti che la liberano: agrumi, fragole, ananas, uova e additivi alimentari.
Gli alimenti ad alto contenuto di istamina o che ne favoriscono il rilascio includono:
- Alimenti ricchi di istamina: formaggi stagionati (parmigiano, gorgonzola), vino rosso, birra, salumi (prosciutto crudo, salsicce), pesce conservato (tonno, acciughe, sardine), crauti, pomodori, spinaci, melanzane, cioccolato, frutta secca e alimenti fermentati.
- Alimenti che liberano istamina: agrumi, fragole, ananas, papaia, uova, additivi alimentari (coloranti, conservanti).
Il test genetico DAO identifica la predisposizione a ridotta attività enzimatica, guidando la personalizzazione della dieta.
Cos'è il gene DAO e come influisce sull'intolleranza all'istamina?
Il gene DAO codifica per l'enzima diamino ossidasi, che degrada l'istamina alimentare. Varianti genetiche in questo gene possono ridurre l'attività enzimatica, predisponendo all'intolleranza all'istamina.
Il gene DAO (diamino ossidasi) è responsabile della produzione dell'enzima che degrada l'istamina introdotta con gli alimenti. Varianti genetiche in DAO possono ridurre l'attività enzimatica, causando un accumulo di istamina con sintomi come emicrania, orticaria, dermatiti, tachicardia e disturbi digestivi. Il test identifica queste varianti, permettendo di adottare una dieta a basso contenuto di istamina.
Il test genetico per l'istamina è valido per tutta la vita?
Sì. Il test genetico analizza il DNA e fornisce un risultato definitivo, valido per tutta la vita. Il test DAO non è influenzato da fattori temporanei come l'alimentazione.
Il test genetico per l'intolleranza all'istamina analizza il DNA, che rimane invariato per tutta la vita. Una volta ottenuto il risultato, questo è valido permanentemente. Le varianti del gene DAO sono costituzionali, cioè presenti fin dalla nascita. Diversamente dai dosaggi dell'attività enzimatica DAO nel sangue (che possono variare in base a fattori temporanei), il test genetico fornisce una risposta definitiva sulla predisposizione.
Quali sono le varianti genetiche del gene DAO?
Le varianti genetiche del gene DAO associate a una ridotta attività dell'enzima includono rs10156191, rs1049742, rs1049793, rs2052129, rs2268999, rs35095842 e rs2070586.
Il gene DAO presenta diverse varianti genetiche (polimorfismi SNP) che possono ridurre l'attività dell'enzima diamino ossidasi. Le varianti più studiate e clinicamente rilevanti includono rs10156191, rs1049742, rs1049793, rs2052129, rs2268999, rs35095842 e rs2070586. La presenza di queste varianti, specialmente in combinazione (aplotipo), può portare a una significativa riduzione dell'attività dell'enzima DAO, predisponendo all'intolleranza all'istamina.
Il test DAO può aiutare in caso di emicrania persistente?
Sì. L'emicrania è uno dei sintomi più comuni dell'intolleranza all'istamina. Il test DAO può identificare la causa genetica dell'emicrania, consentendo di adottare una dieta a basso contenuto di istamina.
L'istamina è un potente vasodilatatore e può scatenare emicranie in soggetti predisposti. L'emicrania cronica, soprattutto se associata ad altri sintomi come orticaria o disturbi digestivi, può essere un segnale di intolleranza all'istamina. Il test genetico DAO identifica le varianti che riducono l'attività dell'enzima, permettendo di intervenire con una dieta a basso contenuto di istamina e, se necessario, con l'integrazione di DAO.
L'intolleranza all'istamina può essere confusa con altre condizioni?
Sì. I sintomi dell'intolleranza all'istamina possono sovrapporsi a quelli di altre condizioni come l'allergia, la sindrome dell'intestino irritabile (IBS), la celiachia, la SIBO o intolleranze alimentari.
I sintomi dell'intolleranza all'istamina sono aspecifici e possono essere confusi con molte altre condizioni: allergie (per l'orticaria e i sintomi cutanei), sindrome dell'intestino irritabile (per il gonfiore e i disturbi digestivi), emicrania (per il mal di testa), celiachia o intolleranza al lattosio (per i sintomi gastrointestinali). Il test genetico DAO, insieme a un'anamnesi accurata e a una diagnosi differenziale, può aiutare a chiarire la causa dei sintomi e indirizzare il trattamento più appropriato.
Si può integrare la DAO in caso di deficit genetico?
Sì. In caso di deficit genetico di DAO, l'integrazione di DAO esogena prima dei pasti può aiutare a degradare l'istamina alimentare e ridurre i sintomi.
L'integrazione con DAO esogena (assunta prima dei pasti) può essere utile in caso di deficit genetico dell'enzima, specialmente nei pasti più ricchi di istamina. Tuttavia, l'integrazione non sostituisce una corretta alimentazione a basso contenuto di istamina. La scelta di integrare, il dosaggio e il timing devono essere valutati da un professionista sanitario esperto. La vitamina C, la vitamina B6 e il rame sono cofattori dell'enzima DAO e possono supportare l'attività dell'enzima endogeno.
📌 Scopri la tua predisposizione genetica all'intolleranza all'istamina
🧪 Scopri il test DAO →🫁 SIBO (Sovracrescita Batterica nell'Intestino Tenue)
8 domandeCos'è la SIBO e quali sono i sintomi principali?
La SIBO (Small Intestinal Bacterial Overgrowth) è una condizione caratterizzata da una eccessiva crescita di batteri nell'intestino tenue. I sintomi includono gonfiore addominale, meteorismo, dolori, diarrea, stitichezza e malassorbimento.
La SIBO è una condizione in cui i batteri normalmente presenti nell'intestino crasso (colon) colonizzano l'intestino tenue, dove normalmente la popolazione batterica è molto ridotta. Questa sovracrescita batterica interferisce con l'assorbimento dei nutrienti e produce gas che causano gonfiore, flatulenza e dolori addominali.
Uno stato di protratta disbiosi è alla base dello sviluppo della SIBO e della sindrome da alterata permeabilità intestinale (Leaky Gut), condizioni caratterizzate da fastidiosi sintomi come meteorismo, flatulenza, dolore addominale, stipsi e diarrea.
Qual è la differenza tra SIBO e disbiosi intestinale?
La disbiosi è uno squilibrio generale del microbiota nell'intestino crasso. La SIBO è una sovracrescita batterica specifica nell'intestino tenue. Sono condizioni correlate ma distinte.
La disbiosi intestinale si riferisce a uno squilibrio qualitativo e quantitativo del microbiota nell'intestino crasso (colon), con riduzione di specie benefiche e aumento di patobionti. La SIBO è una condizione più specifica: la crescita eccessiva di batteri nell'intestino tenue, dove normalmente la popolazione batterica è scarsa.
Le due condizioni sono spesso correlate: la disbiosi del colon può favorire la SIBO, e viceversa. Una protratta disbiosi è alla base dello sviluppo della SIBO.
Come si diagnostica la SIBO?
La SIBO si diagnostica principalmente con il breath test (test del respiro) al lattulosio o al glucosio, che misura i gas prodotti dalla fermentazione batterica nell'intestino tenue.
La diagnosi di SIBO si basa principalmente sul breath test: il paziente ingerisce una soluzione di lattulosio o glucosio e si misurano i livelli di idrogeno e metano nell'aria espirata. Un aumento precoce di questi gas indica la fermentazione batterica nell'intestino tenue. L'analisi del microbiota intestinale (test NGS) e l'esame di altri sintomi e fattori di rischio completano il quadro diagnostico. La SIBO è spesso associata a disbiosi, quindi l'analisi del microbiota può essere utile per inquadrare il contesto generale.
Quali sono le cause della SIBO?
Le cause includono ridotta motilità intestinale, alterazioni anatomiche (diverticoli, aderenze), uso di farmaci (antibiotici, inibitori di pompa protonica), malattie gastrointestinali (IBS, celiachia) e deficit immunitari.
La SIBO può essere causata da diversi fattori che alterano il normale transito intestinale o riducono le difese dell'intestino tenue:
- Ridotta motilità: diabete, sclerodermia, ipotiroidismo
- Alterazioni anatomiche: diverticoli, stenosi, aderenze post-chirurgiche
- Farmaci: uso prolungato di antibiotici, inibitori di pompa protonica (antiacidi)
- Malattie gastrointestinali: IBS, celiachia, malattia di Crohn
- Deficit immunitari: immunodeficienze, HIV
La disbiosi cronica del colon può anche favorire la SIBO attraverso alterazioni della motilità e della barriera intestinale.
La SIBO è correlata al microbiota intestinale?
Sì. La SIBO è spesso associata a una disbiosi intestinale. L'analisi del microbiota può fornire informazioni utili sul contesto complessivo in cui si sviluppa la SIBO.
La SIBO e la disbiosi intestinale sono condizioni strettamente correlate. Una disbiosi cronica del colon può alterare la motilità intestinale e la funzione della barriera, favorendo la migrazione di batteri verso l'intestino tenue. L'analisi del microbiota intestinale (test NGS) può identificare uno squilibrio della flora batterica che spesso accompagna la SIBO.
Inoltre, la SIBO stessa può alterare il microbiota del colon, creando un circolo vizioso che richiede un approccio terapeutico integrato.
Il test del microbiota può rilevare la SIBO?
Il test del microbiota analizza i batteri presenti nelle feci, che rappresentano prevalentemente il microbiota del colon. Non rileva direttamente la SIBO, ma può evidenziare una disbiosi che spesso è associata alla SIBO.
Il test del microbiota intestinale (NGS) analizza il DNA dei microrganismi presenti nel campione fecale, che riflette principalmente la composizione del microbiota del colon. La SIBO è una condizione dell'intestino tenue, quindi il test fecale non la rileva direttamente. Tuttavia, una disbiosi severa del colon è spesso associata alla SIBO, quindi il test del microbiota può fornire informazioni sul contesto generale e sulle possibili cause sottostanti.
Per la diagnosi di SIBO, il test di riferimento rimane il breath test al lattulosio o al glucosio.
Quanto tempo dura il trattamento della SIBO?
Il trattamento della SIBO richiede un approccio integrato che include terapia antibiotica, modifiche dietetiche e riequilibrio del microbiota. La durata varia da poche settimane a diversi mesi, con una frequente necessità di follow-up e ripetizione del trattamento.
Il trattamento della SIBO è complesso e richiede un approccio multidisciplinare:
- Terapia antibiotica: per ridurre la carica batterica nell'intestino tenue (1-2 settimane)
- Modifiche dietetiche: dieta a basso contenuto di FODMAP, dieta specifica per SIBO
- Riequilibrio del microbiota: probiotici, prebiotici e integratori per supportare la flora benefica
Il trattamento può richiedere diversi cicli terapeutici e il monitoraggio dei sintomi e dei breath test è essenziale per valutare l'efficacia e prevenire le recidive. Il riequilibrio del microbiota intestinale è un passo fondamentale per prevenire la recidiva della SIBO.
La SIBO può recidivare dopo il trattamento?
Sì, la SIBO ha un alto tasso di recidiva. Il trattamento deve essere accompagnato da strategie per prevenire le recidive, come il riequilibrio del microbiota e la correzione dei fattori di rischio.
La SIBO ha un alto tasso di recidiva, poiché i fattori che l'hanno causata (alterazioni della motilità, disbiosi, uso di farmaci) possono persistere dopo il trattamento antibiotico. Per questo motivo, il trattamento della SIBO non si conclude con la terapia antibiotica, ma deve includere:
- Il riequilibrio del microbiota intestinale (probiotici, prebiotici)
- La correzione delle abitudini alimentari e dello stile di vita
- Il trattamento di eventuali condizioni sottostanti (ipotiroidismo, diabete, ecc.)
Un monitoraggio regolare e un approccio integrato sono fondamentali per ridurre il rischio di recidiva.
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